Corti esterne e borgo

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La località di Castellazzo ha origini che poggiano saldamente sui secoli passati, tanto che testimonianze abitative del contado che oggi sorge attorno alla grande residenza nobiliare, risalgono al periodo medievale. Malgrado numerose siano le incertezze storiche sulle origini del luogo, alcuni studiosi propongono come genesi della stessa villa l’edificazione di una cascina fortificata, da cui deriverebbe il suo appellativo, dotata di privilegi economici ed esenzioni fiscali.

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Il borgo, secondo l’impianto planimetrico ancora esistente, è suddiviso in quattro ampi cortili: la “Corte Grande”, la “Corte del Fabbro”, la “Corte Nuova” e le “Case Nuove”. Sempre più autonomo rispetto alla villa, il borgo si è modificato nel corso del tempo, variando anche la destinazione d’uso di parte dei suoi ambienti e introducendo nuove funzioni, quali, ad esempio, locali adibiti ad aggregazione sociale e attività ludico-ricreative. Una trasformazione, quest’ultima, che sancisce un lungo processo di trasformazione già iniziato nei secoli scorsi, come attestano gli stessi aggettivi che accompagnano alcuni nomi delle corti e l’annessione delle seicentesche “Scuderie”. Le modifiche più radicali del borgo, tuttavia, si ebbero nell’Ottocento, quando prese la forma attuale, in un momento in cui vi abitavano più di cinquecento tra contadini, artigiani e addetti alle dieci fornaci, di cui oggi ne restano solamente tre. Il borgo fungeva da ingresso per le carrozze, che attraverso la “Corte rustica” venivano ricoverate direttamente nelle “Scuderie”.
Il piccolo complesso urbano, divenuto nel tempo una significativa realtà agricolo-produttiva, fu dotato anche della chiesa parrocchiale di San Guglielmo, la cui volontà di edificazione è attribuita all’arcivescovo e santo Carlo Borromeo. La chiesa, definita da una spazialità architettonica autonoma, attraverso un lungo corridoio interno è collegata direttamente alla villa, consentendo così ai nobili proprietari e agli ospiti di recarsi nell’edificio liturgico senza uscire dal palazzo e di seguire le celebrazioni da un’apposita loggia a loro riservata.
Documenti inerenti la cessione della villa alla famiglia Arconati, in precedenza proprietà della casata dei Cusani, descrivono il complesso come un insieme di “case da nobile”, corti rustiche e “cassina del torchio”, lasciando presagire l’esistenza di un complesso di dimensioni considerevoli raccolto intorno alle corti rustiche.
Oggi, parti delle corti sono ancora abitate e le loro mura lasciano intravvedere elementi di origine sei-settecentesca oltre che arcate che attestano manomissioni avvenute anche in epoca recente.