Sala della Monarchia o Sala in seguito al Vestibolo

8CE Sala della Monarchia o Sala in seguito al Vestibolo (2)

 

La “Sala della Monarchia” deve il suo nome all’affresco collocato nel medaglione centrale del soffitto. Questo è attribuito al pittore Giuseppe Doneda detto il Montalto (1609-1680 circa.) e raffigura un’allegoria della Monarchia spagnola, evidenziata da una ricca cornice a stucco con teste di angioletti, riferibile allo scultore comasco Giovanni Battista Barberini.

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Il dipinto rappresentata una donna, la Spagna, seduta in solitudine su un blocco di pietra, a causa delle sconfitte subite. A lei si avvicinano per soccorrerla l’Amore, rappresentato da due putti che si baciano, e la Fedeltà, personificata dal putto con il levriero. Queste figure, poste nell’estremità inferiore del dipinto, sono sormontate dalla dea Venere, che irrompe seduta su un trono di nuvole, la cui nudità avvolta da un mantello candido permette di identificarla come l’Afrodite Urania, ovvero la divinità greca nata dalla schiuma del mare fecondato da Urano, simbolo dell’amore ideale. La critica ha suggerito anche una seconda ipotesi di identificazione di questa figura femminile con Astrea, la vergine stellare della mitologia greca che, scesa tra i mortali nell’Età dell’oro, diffuse i sentimenti di giustizia e di bontà ma poi, disgustata dalla degenerazione degli umani, al principio dell’Età del ferro risalì in cielo e lì restò sotto forma della costellazione della Vergine.
Il forte desiderio della famiglia Arese di connotare i cicli pittorici con una vigorosa impronta politico-figurativa, suggerisce di identificare l’affresco come una dichiarazione di fedeltà della corona spagnola che, per ritornare al suo grande splendore, necessita dell’amicizia e della fedeltà delle famiglie nobili lombarde e del senato milanese. Per questa ragione la donna raffigurante la Spagna nell’affresco, rappresenta il ritratto di Marianna d’Austria, consorte del re di Spagna Filippo IV d’Asburgo e madre di Carlo II, che secondo alcuni studiosi potrebbe essere raffigurato nel giovane fanciullo con l’abito verde che la accompagna. È a lui, quindi, che è affidato il compito di far risorgere la corona spagnola e di riportare idealmente il buon governo, la pace e la giustizia, raffigurata dalla dea seduta tra le nuvole, in Europa.
Secondo altri studiosi, è invece più probabile che il bambino identifichi Giulio II Arese, le cui ali dello stemma nobiliare sono trattenute saldamente tra le mani dagli angeli armati che sopraggiungono al fianco della dea. L’affresco sembrerebbe dunque suggerire un monito ai nobili che frequentavano il palazzo a cui la famiglia Arese rammenta la propria forza, rappresentata dalle armi trattenute dagli angeli, e messa al servizio del regno spagnolo, destinato a ritornare ai grandi fasti perduti grazie all’appoggio della nobiltà milanese.

La volta che circonda il dipinto è ornata da un decoro settecentesco, oggi purtroppo molto rovinato, con cornici a “pergamena”, figure di putti e vasi di fiori, probabilmente commissionato da Renato III Arese Borromeo dopo la morte del padre Giovanni Benedetto avvenuta nel 1744. In precedenza le lunette contenevano una serie di ritratti ottagonali raffiguranti alcune principesse europee, oggi conservati al Palazzo Borromeo dell’Isola Madre.