Sala dei Fasti Romani: Ciclo di Roma

4 Il naufragio di Cesare

 

Cuore dell’ala occidentale del primo piano del palazzo, la “Sala dei Fasti romani” presenta al suo interno una ricchissima decorazione parietale ad affresco avente per tema allegorico-celebrativo la storia di Roma, articolata in una sequenza di otto scene collocate all’interno di appositi riquadri posti al di sopra di porte e finestre. I danni subiti dalle pitture nei decenni passati rende difficile una datazione certa e un’attribuzione stilistica univoca. Gli storici, pertanto, hanno affidato l’esecuzione dei lavori ad artisti attivi in altre sale del palazzo, quali il milanese Antonio Busca e il noto quadraturista Giovanni Ghisolfi. Non ci sono invece dubbi sul senso di lettura, che prevede di partire dalla parete settentrionale e di proseguire in senso orario.

Continua
Nel primo riquadro della parete settentrionale sono raffigurati “Romolo e Remo allattati dalla Lupa” sullo sfondo di un paesaggio boschivo con, sul fianco destro, la personificazione del fiume Tevere. Segue l’episodio del “Sacrificio di Numa Pompilio”, con in primo piano la presentazione del vitello cinto di alloro e l’accensione del braciere sacrificale, su uno sfondo caratterizzato dalla presenza di pioppi cipressini, piante da sempre legate al tema dell’espiazione.

Sulla parete orientale sono raffigurate le azioni di altri due sovrani. A sinistra, l’“Attività edilizia di Anco Marzio”, con l’edificazione delle mura serviane, della torre marzia e del primo ponte di pietra. In evidenza sono qui ritratti due architetti che correggono un progetto mentre sullo sfondo è visibile il porto di Ostia. A destra, “La Riforma Senato romano”, evidente allegoria dell’omonima struttura di governo milanese di cui Bartolomeo III Arese era divenuto presidente nel 1660. Nel riquadro è rappresentato l’ingresso del re, circondato dai neoistituiti littori coi relativi fasci, affiancato all’immagine di un carro trainato da buoi che ricorda l’esilio verso Tarquinia di chi vi si era opposto.

La parete meridionale presenta sulla sinistra la raffigurazione dell’“Esecuzione dei figli di Bruto”, decapitati su ordine del padre per aver cercato di reintrodurre il dominio dei Tarquini contro la Repubblica. La scena è ambientata su un cielo grigio popolato da corvi, che amplificano il tono macabro già sottolineato dalle teste mozzate dei protagonisti. Sulla destra è invece dipinta “La distruzione di Cartagine”, allusione alla mutevolezza della sorte: la città brucia sulla sinistra della composizione mentre, sulla destra, il comandante romano Scipione circondato dai suoi ufficiali declama il celebre lamento sulla caducità della fortuna.

La parete occidentale è infine occupata dalle vicende degli ultimi due re di Roma, celebri nel mondo occidentale sia per le attività belliche che per la loro statura di uomini di cultura. Sulla sinistra compare “Il naufragio di Cesare”, che porta in salvo la spada e il libro a simboleggiare il grande apporto da lui fornito alla guerra e alla letteratura, testimoniato in maniera esemplare nei suoi scritti. Simbolicamente la scena rappresenta anche il modello della corretta amministrazione politica, poiché essa si basa su leggi certe scritte nei codici (principio ricordato dal libro), per il rispetto delle quali è possibile impiegare anche la forza, iconograficamente richiamata dalla spada, che funge anche da monito ai nemici del senato milanese. Sulla destra è invece raffigurato “Augusto che chiude le porte del tempio di Giano instaurando la pace”. Il sovrano, reduce della battaglia di Azio, per celebrare l’ingresso in un nuovo periodo di pace ordina la chiusura del Tempio di Giano, una delle più antiche divinità italiche, portatore della civiltà e delle leggi fra i popoli primitivi del Lazio e protettore dei momenti di passaggio e dei nuovi inizi.