Le prime transazioni economiche

17S Le prime transazioni economiche (1) 1-41

Il 25 marzo 1980, dopo una trattativa iniziata, il sottosegretario agli interni Bruno Kessler e il nuovo presidente della Giunta Regionale Guzzetti annunciarono di aver raggiunto un accordo con la Givaudan per far sì che la società di Vernier-Ginevra si assumesse l´onere di pagare la somma di 103 miliardi e 634 milioni per il “disastro di Seveso”. Kessler parlò di “prova di coraggio” illustrando il senso dell´iniziativa, mentre Guzzetti aggiunse che si era evitato “un contenzioso” che poteva durare anni e si era “spuntato un risarcimento praticamente pari alle stime del danno”.

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Gli avvocati Antonini e Palmieri, due dei legali del Collegio della Regione, ricordarono che era la prima volta che si riusciva a far accettare ad una multinazionale di pagare per un danno procurato da una “azienda figlia”. La transazione prevedeva nello specifico un rimborso di 7 miliardi e mezzo allo Stato e 40 miliardi e mezzo alla Regione per le spese di bonifica sostenute nei diversi anni, mentre 47 furono i miliardi a carico della Givaudan per i programmi di bonifica e 23 quelli destinati alla sperimentazione. Guzzetti affermò anche che “per trarre insegnamento dal disastro e dalle sue conseguenze” era stata decisa la costituzione di una Fondazione per ricerche ecologiche, alla cui costituzione la Givaudan concorse con il versamento della somma di mezzo miliardo. La Givaudan si impegnò inoltre a conferire alla futura Fondazione gli immobili acquistati (o che stava per acquistare) all´interno della “Zona A”. La transazione escludeva i danni imprevedibili che fossero emersi successivamente e i danni subiti dai privati che la multinazionale elvetica continuò a liquidare tramite il proprio ufficio di Milano. Guzzetti negò che la Regione avesse dovuto cedere qualcosa alla Givaudan anche se i danni calcolati dall´Ente regionale ammontavano a 119 miliardi, perché, per esempio, le fabbriche acquistate per far continuare il lavoro alle imprese, una volta bonificato Seveso, restavano comunque parte del patrimonio degli enti. “Abbiamo voluto in tal modo“, concluse Guazzetti, “rovesciare in positivo una delle più grandi disgrazie ecologiche della terra e far partire da Seveso un messaggio di speranza perché l´uomo possa in futuro meglio controllare le forze della scienza che egli va trovando”.