La Statua di Luigi Marchesi raffigurante l’allegoria dell’Ospitalità

17D La Statua di Pompeo Marchesi raffigurante l'Allegoria dell'OspitalitÖ (1)

Posta frontalmente alla scultura di Antonio Galli raffigurante l’allegoria dell’”Amicizia”, al passaggio di proprietà della villa alla nobile famiglia Traversi, Pelagio Palagi ivi collocò la raffigurazione scultorea dell’”Ospitalità”. Questa fu commissionata appositamente nella prima metà dell’Ottocento a Luigi Marchesi, fratello del più noto scultore Pompeo Marchesi, attivo per oltre quarant’anni come scultore della Fabbrica del Duomo di Milano.

Continua
Entrambi gli artisti, molto giovani al tempo della commissione desiana, evolveranno presto dal pacato stile neoclassico ad un naturalismo romantico, fino agli esiti realistici della “Pazza per amore” di Antonio Galli conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.
L’allegoria dell’Ospitalità è, invece, caratterizzata da una posa e una forte espressione classica. Le superfici ampie rendono la presenza monumentale, come richiesto anche dal ruolo scenografico di ingresso alla villa. L’Ospitalità è un soggetto molto consueto nel neoclassicismo per la decorazione della facciata di ville e palazzi nobiliari che ha come esempio illustre i rilievi dedicati all’episodio di “Filemone e Bauci”, modello di ospitalità caritatevole narrata dalle “Metamorfosi” di Ovidio, e dei “Proci a casa di Ulisse”, esempio di ospitalità tradita, scolpiti per Villa Belgiojoso Bonaparte a Milano. Questi furono ideati con raffinato gusto dal Parini che, a sua volta, si ispirò al concetto classico di xenìa, legge non scritta di protezione dei viaggiatori, secondo la quale l’ospite è sacro e protetto dagli dei, a prescindere dalla sua identità. Ospite e padrone sono infatti legati da un vincolo di reciproco rispetto e il legame è sancito dallo scambio di un dono, come potrebbe essere ricordato dalla statuetta stretta nelle mani dell’allegoria desiana.
Il significato allegorico dell’Ospitalità, dunque, è da leggere come parte integrante di un unico progetto figurativo indissolubilmente legato alla rappresentazione dell’Amicizia. Entrambe le sculture, infatti, costituivano un’evidente ripresa dei modelli milanesi e un monito a chi si accingeva ad entrare nella nobile dimora. Gli ospiti, infatti, sarebbero stati accolti con estrema cortesia ma, se avessero tradito la fiducia che i padroni di casi avevano riposto in loro, sarebbero stati colpiti dalla stessa sorte che toccò ai proci e ai frigi di omerica e ovidiana memoria.