Esedra esterna

Particolare dell’Esedra esterna alla Corte d’ingresso alla villa (Fototeca ISAL-BAMS Photo Rodella)
Particolare dell’Esedra esterna alla Corte d’ingresso alla villa (Fototeca ISAL-BAMS Photo Rodella)

Il progetto di Pelagio Palagi per l’avvocato Giovanni Traversi, proprietario della villa dal 1817, comprendeva l’esedra composta da più edifici, oggi oltre la strada, con i prospetti prospicienti al grande cancello che immetteva alla “Corte d’ingresso”. Su disegno di Pelagio Palagi furono innalzati i corpi di fabbrica che circondano la piazza, creando una scenografica prospettiva a scala urbana che sottolineava il potere politico ed economico raggiunto dalla famiglia Traversi e consentiva di ampliare i volumi architettonici di servizio senza intaccare l’armonica visione del complesso nobiliare.

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La costruzione di questi edifici travalica, dunque, la mera sfera dell’efficienza, sempre cara a Giovanni Traversi che non dimenticò mai la propria natura borghese incentrata sul processo di produzione e di funzionale industrializzazione, acquisendo un valore simbolico-territoriale. La causa intentata dal Comune nei confronti di questa famiglia proprio per il possesso della piazza antistante la villa è indice dell’atteggiamento di aperta rivalità tra le istituzioni locali e la famiglia borghese nel XIX e XX secolo. I Traversi, sentendo ormai minacciata la propria egemonia su Desio, idearono e perseguirono il progetto di costruire una nuova strada che, proveniente dalla stazione ferroviaria, sarebbe sfociata nel piazzale dell’esedra, passando sotto un arco trionfale dal quale si sarebbe goduta la vista del complesso della villa. Si provvide, allora, a porre una targa nella piazza che specificava la sua natura privata, scatenando le rimostranze dell’ante locale che promosse la causa con esito negativo.
Oggi questi spazi appartengono a soggetti differenti e non sempre appaiono in perfetto stato di conservazione. Il loro frazionamento e la loro trasformazione d’uso, hanno inoltre comportato la parziale perdita della volumetria interna, sebbene tutti questi edifici abbiano mantenuto la medesima impronta evocativa dell’originario progetto del Palagi.