Loggia e terrazza

42CE Loggia e terrazza (5)

 

La “Loggia” costituisce uno degli elementi più qualificanti dell’intera “Corte Nobile” ed è costituita da una sequenza di tre doppie campate con archi sorretti da colonne e lesene doriche. La struttura è frutto del rinnovamento architettonico dell’ala sud-orientale eseguito in epoca settecentesca con lo scopo, tra l’altro, di collegare le stanze di Bartolomeo III Arese e quelle della moglie Lucrezia Omodei Arese, distinte secondo un uso tipicamente nobiliare degli spazi del palazzo.

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Il volume architettonico, aperto ed arioso, presenta una decorazione pittorica costituita da finti partimenti architettonici collocati intorno alle porte e da raffigurazioni di putti collocati nei medaglioni delle volte che la coprono, chiaramente riferibili ai soggetti dipinti nella copertura della “Galleria delle Statue”. I temi legati alla gloria del casato e alla morte di uno dei suoi esponenti, il figlio Giulio II Arese, fanno propendere per una datazione di queste figure collocabile intorno al 1665 e per un’autografia che la critica riferisce molto vicina a Federico Bianchi (1635-1719), già attivo al piano terra del palazzo.
La decorazione delle sovrapporte è invece costituita da cornici mistilinee con timpano triangolare spezzato che lascia spazio a busti scultorei dipinti, secondo un modello già proposto nelle finte aperture della “Galleria delle Statue”. Sulla porta sud-ovest campeggia il busto del sovrano Carlo V mentre su quella nord-ovest appare l’effigie dell’imperatore Ottaviano Augusto, creando così un diretto collegamento tra il più grande imperatore della cristianità ed il fondatore dell’Impero romano, a sottolineare ancora un volta la fedeltà della famiglia Arese alla dinastia asburgica. Questi elementi dipinti, tuttavia, sono da riferire al ricco progetto iconografico degli imperatori romani e delle monarchie presenti nella facciata prospiciente al parco e nel sottoportico della stessa “Corte Nobile”, ancora pienamente da studiare. Le figure qui dipinte, inserite in finte decorazioni architettoniche, sono connesse anche con la “Sala dei Fasti romani”, ampiamente studiata ma non ancora pienamente analizzata in relazione alle differenti immagini legate alla romanità distribuite all’interno del palazzo.
Particolarmente ricercato e suggestivo è l’impianto della decorazione delle volte affrescate, nelle quali ampie campiture celesti circondano i medaglioni ovali ed ottagoni centrali, nei quali campeggiano i menzionati putti svolazzanti. Queste risultano appositamente dipinte affinché, in alcuni orari serali, la volta dipinta si fonda con la volta celeste, creando un incantevole coinvolgimento emotivo nell’osservatore, un tempo chiamato a partecipare alla scena anche grazie ad un sapiente impiego di torce e lampade.