Piazza Esedra o Piazza del Teatro

Piazza Esedra o Piazza del Teatro (2)

 

Su preesistenze cinquecentesche il conte Bartolomeo III Arese edificò la grande dimora signorile di Cesano Maderno, che prese forma tra il 1654 il 1663 sulla base di un progetto architettonico e urbanistico unitario, i cui probabili ispiratori furono Gerolamo Quadrio e Francesco Castelli, forse accanto a Gian Carlo Buzzi e Giovanni Ambrogio Pessina, artisti ricorrenti alla corte di Bartolomeo III.

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A scenografica rappresentazione del ruolo politico e sociale raggiunto dalla casata, il palazzo fu eretto al centro di un sistema urbanistico di spazi aperti e fabbricati pertinenziali organizzato sull’asse di un lungo rettifilo di attraversamento della vaste proprietà terriere. Cardine di un sistema di cui oggi permangono l’impianto urbanistico e alcuni monumentali portali, è “Piazza Esedra”, o “del Teatro”, a memoria delle funzioni che vi furono assegnate. Questa fu concepita come spazio di mediazione tra il mondo interno del palazzo e il popoloso contesto di Cesano, con il quale Bartolomeo III Arese avvertì sempre l’urgenza di relazionarsi.

L’apertura della piazza amplificò e dilatò il palazzo coinvolgendo il tessuto edificato del paese, sancendo il rapporto tra spazio privato e spazio pubblico, così come avvenne in altre residenze nobiliari briantee, tra le quali Villa Annoni di Briosco e Villa Cusani Tittoni Traversi di Desio, anch’essa afferente al Sistema delle Ville Gentilizie. Questo spazio urbano-privato, dunque, costituisce un’estensione del palazzo, da cui è separato dall’acciottolata Via Borromeo.

“Piazza Esedra”, inoltre, è delimitata su tre lati da murature continue, interrotte solamente da un significativo portale con pilastri cuspidati, che consente di rafforzare la scenografia prospettica dell’asse che conduce al rettifilo di Corso Libertà.

Le murature a perimetro, caratterizzate da pinnacoli di pietrame assemblato alla maniera “naturalistica”, presentano finiture ad intonaco tinteggiato di colore bianco, cui si alternano fasce di pietrame a corsi sovrapposti in corrispondenza di lesene e tempietti con nicchie, due dei quali, sull’asse orizzontale, arricchiti da sculture, puttini e mascheroni allegorici.

“Piazza Esedra”, dunque, costituisce un trionfo barocco in terra briantea, al cui interno si svolsero cene, spettacoli e fiere, proponendo, a contenuta scala urbana, parte della ritualità dell’ospitalità aresiana e del vivere in villa nel Sei-Settecento. Non mancano accenti allegorici, nei quali sono evidenti i riferimenti all’abbondanza, al buon governo e alla buona gestione delle acque naturali, proposta quasi come una visione cosmogonica. Le fontane, ora non più attive, infatti, presentano nella parte superiore dei putti e delle figure legate alla mitologia greco-romana, dalle quali sprizzava acqua che simulava la pioggia. Sotto ad essi, mascheroni antropomorfi eruttavano acqua, simboleggiando i fiumi, che, anche grazie al contributo dell’uomo, portano l’acqua al mare senza provocare danni. Infine, nella parte inferiore degli apparati decorativi, è raffigurata la vastità marina, rappresentata da tre pesci guizzanti che gioiscono dell’acqua donata dagli dei e giunta al mare attraverso i fiumi.

Sistemata nella prima metà del XX secolo, la piazza mantenne a lungo il suolo sterrato, delimitato anche da basse siepi ornamentali eliminate nei primi anni Novanta del Novecento. Al 1997, invece, risale il rifacimento della pavimentazione in acciottolato di fiume e pietre a lastre, quando “Piazza Esedra” fu oggetto di un grande intervento di restauro che ridiede dignità a questo spazio.